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AMS  è l’associazione che si prefigge la diffusione della cultura della sicurezza stradale e la promozione della stessa in tutte le sue accezioni;  l’intento è quello di sviluppare un maggior senso civico tra gli utenti della strada e dei comportamenti da tenere, divulgando la conoscenza delle norme, dei pericoli  e delle tecniche per evitarli o contrastarli.

AMS is an association that aims to spread the culture of road safety and the promotion of itself in all its meanings, the intent is to develop a greater sense of citizenship among the users of the road and how to behave, spreading the knowledge of the rules, dangers and techniques to avoid them or deal with them.

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Il portale ospita aziende, uomini e piloti e vuol essere un luogo di incontro tra quanti vivono le “ruote”, qualunque esse siano, con passione, consci del valore che l’invenzione della ruota ha rappresentato per l’umanità tutta. Seguiteci con attenzione, non ve ne pentirete.

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(Fonte: midang99)

Guardiano del faro il sogno romantico sta per spegnersi

Capo d’Otranto. Il faro della Palascìa, recentemente ristrutturato, è uno dei cinque fari del Mar Mediterraneo tutelati dalla Commissione Europea, si trova nel punto più orientale d’Italia

Molti i candidati, ma presto ne faremo a meno. Un lavoro ambito, ucciso da tagli e tecnologia
FABIO POZZO

Ritrovare un senso di libertà, fuggire dalla routine, staccare della vita quotidiana, vivere a contatto con la natura. Sono queste le principali motivazioni che fanno sognare un posto da guardiano del faro. E che ogni anno accompagnano le domande dei tanti che chiedono al ministero della Difesa di poterci provare. Ma quello del farista, ormai, è diventato un sogno impossibile: tra 10, massimo 15 anni, sarà un mestiere estinto. Ci sono 161 fari lungo gli 8mila chilometri di coste italiane. E di questi, solo 62 hanno un «custode della lampada», che li presidia da solo o con famiglia. Fari propriamente detti, che sparano un raggio di luce visibile ad almeno 15 miglia nautiche di distanza. Poi ci sono 668 fanali e altri 1.370 segnalamenti. Un albero di Natale che ogni notte s’accende e brilla di punti luminosi, per tenere compagnia a chi naviga e indicargli la rotta sicura. E’ così dall’antichità. Dapprima semplici falò, poi le prime torri in pietra: nel 300 A.C. il Colosso di Rodi e il faro d’Alessandria, meraviglie del mondo. Quindi, tutti gli altri, compresa la Statua della Libertà di New York, che acquistano l’attuale connotazione alla fine del ‘700. Grazie anche a una lente che rivoluzionerà la portata delle lanterne e che varrà il Nobel al suo inventore, il francese Augustin-Jean Fresnel. Tra quelli italiani, il più antico è la Lanterna di Genova, costruita nel 1326 e riedificata nel 1543. Lo era stato fino al 1944, prima di essere distrutto dai tedeschi (sarà ricostruito nel ‘56), quello di Livorno, risalente al 1304. Luci di storia e di storie. Fonte d’ispirazione per scrittori, pittori, fotografi, questi punti di vita nella notte dei secoli stanno però per spegnersi. In Gran Bretagna è in atto un dibattito tra l’Autorità dei fari e la platea di «faristi del cuore»: la prima vuole mandarne diversi in pensione, perché soppiantati dai Gps, sistemi elettronici-satellitari che guidano le navi come «cagnolini»; i secondi si ribellano. «I fari devono continuare a funzionare - dice l’ammiraglio ispettore capo Alberto Gauzolino, vercellese, che comanda il Servizio Fari della Marina Militare -. Il Gps va bene per la navigazione in alto mare, ma quando il comandante di una nave arriva sottocosta deve avere la situazione sotto controllo, e per questoil faro è insostituibile». Certo, le cose cambiano. Nel 1868 Vittorio Emanuele II istituì una prima Commissione dei fari, ma allora la situazione non era delle migliori: tanto che nel 1910 gli inglesi, nei loro portolani, arriveranno a scrivere che «i fari e i segnalamenti lungo le coste del Regno d’Italia non danno affidamento alcuno». Comincia da qui l’evoluzione, anche tecnologica, del Servizio dei fari, gestito dalla Marina militare. Che custodisce la «luce» sempre con meno uomini. «Ormai i fari sono tutti automatizzati, telecomandati. I faristi oggi sono assistenti tecnici che intervengono in caso di guasti, segnalati dalla centralina dello stesso faro via modem. Presidiano non solo un faro, ma un’intera zona. Solitamente sono in centri urbani: non ci sono più guardiani in luoghi isolati, sperduti», spiega l’ammiraglio. Il futuro è questo. Sempre meno custodi della lanterna, perché il personale costa e con l’elettronica si può risparmiare. «Il futuro sarà quello di squadre di pronto intervento e di ispezione, dislocate in centri tecnici», dice Gauzolino. Con buona pace di quei tanti che continuano a presentare domanda per diventare faristi. «Riceviamo decine di lettere anche da numerosi professionisti che vogliono affrancarsi dallo stress», racconta. Il problema è che il ministero della Difesa, cui fanno capo i faristi quali dipendenti civili, non assume più con concorsi pubblici dal 1994. Il ricambio, tra gli attuali 332 addetti (più 58 militari) del Servizio fari, è garantito da concorsi di riqualificazione interna. Un ricambio minimo. Chi è guardiano del faro si tiene stretto il sogno.
Da: La Stampa  9:8:2011 - La Storia

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Guardiano del faro il sogno romantico sta per spegnersi

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Ci sono 161 fari lungo gli 8mila chilometri di coste italiane. E di questi, solo 62 hanno un «custode della lampada», che li presidia da solo o con famiglia. Fari propriamente detti, che sparano un raggio di luce visibile ad almeno 15 miglia nautiche di distanza. Poi ci sono 668 fanali e altri 1.370 segnalamenti. Un albero di Natale che ogni notte s’accende e brilla di punti luminosi, per tenere compagnia a chi naviga e indicargli la rotta sicura.

E’ così dall’antichità. Dapprima semplici falò, poi le prime torri in pietra: nel 300 A.C. il Colosso di Rodi e il faro d’Alessandria, meraviglie del mondo. Quindi, tutti gli altri, compresa la Statua della Libertà di New York, che acquistano l’attuale connotazione alla fine del ‘700. Grazie anche a una lente che rivoluzionerà la portata delle lanterne e che varrà il Nobel al suo inventore, il francese Augustin-Jean Fresnel. Tra quelli italiani, il più antico è la Lanterna di Genova, costruita nel 1326 e riedificata nel 1543. Lo era stato fino al 1944, prima di essere distrutto dai tedeschi (sarà ricostruito nel ‘56), quello di Livorno, risalente al 1304.

Luci di storia e di storie. Fonte d’ispirazione per scrittori, pittori, fotografi, questi punti di vita nella notte dei secoli stanno però per spegnersi. In Gran Bretagna è in atto un dibattito tra l’Autorità dei fari e la platea di «faristi del cuore»: la prima vuole mandarne diversi in pensione, perché soppiantati dai Gps, sistemi elettronici-satellitari che guidano le navi come «cagnolini»; i secondi si ribellano. «I fari devono continuare a funzionare - dice l’ammiraglio ispettore capo Alberto Gauzolino, vercellese, che comanda il Servizio Fari della Marina Militare -. Il Gps va bene per la navigazione in alto mare, ma quando il comandante di una nave arriva sottocosta deve avere la situazione sotto controllo, e per questoil faro è insostituibile».

Certo, le cose cambiano. Nel 1868 Vittorio Emanuele II istituì una prima Commissione dei fari, ma allora la situazione non era delle migliori: tanto che nel 1910 gli inglesi, nei loro portolani, arriveranno a scrivere che «i fari e i segnalamenti lungo le coste del Regno d’Italia non danno affidamento alcuno». Comincia da qui l’evoluzione, anche tecnologica, del Servizio dei fari, gestito dalla Marina militare. Che custodisce la «luce» sempre con meno uomini. «Ormai i fari sono tutti automatizzati, telecomandati. I faristi oggi sono assistenti tecnici che intervengono in caso di guasti, segnalati dalla centralina dello stesso faro via modem. Presidiano non solo un faro, ma un’intera zona. Solitamente sono in centri urbani: non ci sono più guardiani in luoghi isolati, sperduti», spiega l’ammiraglio.

Il futuro è questo. Sempre meno custodi della lanterna, perché il personale costa e con l’elettronica si può risparmiare. «Il futuro sarà quello di squadre di pronto intervento e di ispezione, dislocate in centri tecnici», dice Gauzolino. Con buona pace di quei tanti che continuano a presentare domanda per diventare faristi. «Riceviamo decine di lettere anche da numerosi professionisti che vogliono affrancarsi dallo stress», racconta. Il problema è che il ministero della Difesa, cui fanno capo i faristi quali dipendenti civili, non assume più con concorsi pubblici dal 1994. Il ricambio, tra gli attuali 332 addetti (più 58 militari) del Servizio fari, è garantito da concorsi di riqualificazione interna. Un ricambio minimo. Chi è guardiano del faro si tiene stretto il sogno.

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“FARI” IL NUOVO LIBRO DI ANNAMARIA “Lilla” MARIOTTI 

EDITO DA WHITE STAR 

Questo volume, scritto in italiano ed in inglese, è dedicato ai fari più belli del mondo, i fari dei nostri sogni, delle leggende, dei film e dei romanzi. Immagini spettacolari, durante una tempesta o nel buio della notte, scorci degli interni e materiale iconografico d’archivio fanno da sfondo a testi che illustrano la storia e l’evoluzione tecnologica di queste solitarie torri luminose. Parallelamente all’aspetto architettonico, un’attenzione particolare è rivolta all’elemento umano collegato all’esistenza dei fari, che per secoli hanno potuto svolgere la propria funzione grazie alle figure talvolta eroiche dei guardiani. 

Il testo, già tradotto anche in inglese, racconta le avvincenti storie di 37 fari sparsi in tutto il mondo, ordinati cronologicamente dai più antichi ai più moderni. Di ciascun faro vengono esaminati tutti gli avvenimenti legati alle fasi della loro costruzione, gli aneddoti ed i personaggi legati alla loro storia, il contesto storico in cui vennero realizzati e, ovviamente, la loro collocazione geografica. 

Ciascun faro è descritto dettagliatamente, con dovizia di particolari sull’ambiente o sul paesaggio che lo circonda, senza tralasciare di parlare dei guardiani che li hanno abitati e della vita che conducevano; il tutto è preceduto da una lunga introduzione con cenni storici sull’evoluzione dei fari attraverso i secoli. 

"I segreti della Lanterna tra storia e leggenda" 

Articolo di Luisa Castellini pubblicato su “Il Giornale” 

del 6 settembre 2005 

Certo non fece una bella fine l’architetto che costruì la Lanterna di Genova, così com’è oggi. Il Doge apprezzò talmente la sua opera da scagliarlo giù dalla cima, per evitare che facesse di meglio… altrove. E cosa dire dei Borboni, che appena finito il faro di San Vito a Trapani dovettero lasciarlo al Regno d’Italia? 

Di queste e di mille altre storie è custode una ricercatrice genovese, Annamaria Lilla Mariotti. Vive a Camogli, ma solo nel tempo libero. Ovvero quando non è in giro per il mondo a caccia di fari. A spulciare archivi ed ascoltare ricordi e leggende. Per poi tornare a casa, ordinare tutto questo sapere e raccontarlo, magari in un libro. 

Dalla passione di questa donna stregata dal mare e dal «braccio» italiano del National Geographic, la casa editrice White Star, nasce «Fari». Un volume dalla forma curiosamente allungata, che ben accompagna le architetture ardite dei fari più antichi e suggestivi di tutto il mondo, immortalati da grandi fotografi.Il libro è lungo quanto un viaggio nei confini più reconditi delle terre conosciute. Un percorso a ritroso nella storia e nel tempo, ove s’incontrano dinastie e commercianti, esploratori e pirati. 

Di ciascuno dei 37 fari presentati, la Mariotti ripercorre storia e traversie, ne canta leggende e antefatti curiosi. 

Ma come e quando nascono i fari? All’inizio erano fuochi di sterpi improvvisati sulle spiagge, per avvisare i vascelli di scogli e di secche. Purtroppo anche i pirati sapevano accenderne - e di ben luminosi - per far naufragare le navi cariche di merci e depredarle. Ci vollero i romani per le prime costruzioni in pietra e da allora i fari vissero, è proprio il caso di dirlo, di luce propria. 

Indispensabili per segnare le grandi rotte commerciali, vivono la propria age d’or tra seicento e ottocento. Costruiti secondo lo stile dell’epoca, vantano statue e pinnacoli in Francia, a Le Corduan, con tanto di cappella e appartamento, in caso di visita del Re. In Inghilterra si ergono su improbabili scogli della Cornovaglia, con pietre scalpellate una a una per assicurarne la stabilità. 

Nell’allora colonia Australiana, sono invece il frutto del sudore di anonimi galeotti, che speravano nella liberazione per buona condotta. A governarli era il magnanimo Macquaire, uno scozzese arrivato a sostituire il poco lungimirante Comandante del Bounty, William Blight. 

E in Liguria? Come nel resto d’Italia, una completa illuminazione delle coste inizia solo dopo l’Unificazione, sulla scia degli antichi fari di Genova, Livorno e dell’Elba. In Liguria, senza contare i numerosi fari di segnalamento, se ne contano ben sei, oltre alla Lanterna: Punta Verde a San Remo, Capo Mele e Capo Vado a Savona, Punta Vagno e Portofino a Genova e l’Isola del Tino a La Spezia. Come tutti i fari italiani «in uso», sono gestiti dalla Marina Militare e per ovvi motivi di sicurezza, non è facile ottenere permessi per visitarli. 

Scorrendo le pagine di «Fari» come genovesi si può davvero andar fieri. La Lanterna è uno dei pochi esempi italiani citati, insieme a Forte Stella sull’Elba, Punta della Madonna a Ponza e San Vito a Trapani. E si distingue fra tutti, italiani e stranieri, per la sua antichità, con documenti che la citano già nel 1129. Senza contare che a redigere questo libro nato sotto l’egida del National Geographic, sono state chiamate mani genovesi. 

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“Questo è un libro di racconti scritti con l’acqua di mare, alimentati dalla brezza marina e illuminati dalla luce di un faro. Qui si narrano storie di fari e di faristi, di questi uomini che hanno fatto della solitudine una scelta di vita, della loro convivenza con i fantasmi del passato che ancora abitano i grattacieli del mare, di pescatori di tonno che non pescano più tonni, ma che continuano imperterriti a portare avanti una tradizione vecchia di secoli, di feroci pirati, che scorrazzavano dal Mediterraneo all’Atlantico, terrorizzando tutti con le loro sanguinarie imprese, del periodo eroico della baleneria e dei sui aspetti meno conosciuti. Tra fatti storici e fatti fantastici, tra personaggi veri e personaggi inventati, in queste storie l’antico si intreccia con il moderno, il passato con il presente, in un ordine casuale, non necessariamente temporale, e spaziano da un continente all’altro, da un Oceano all’altro, attraverso i secoli, per raccontare le vite di quegli uomini che sul mare e per il mare hanno vissuto, sempre.”

http://www.mareblucamogli.com/storie_di_fari/libroracconti.html

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Fari, gli angeli custode del mare - 100foto

I fari sono - alla stregua della bussola e della stella polare - i punti di riferimento per i marinai dell’emisfero boreale. Vere stelle di speranza, indicano da tempi memorabili un punto di approdo o un pericolo imminente. I Fari sono stati costruiti dall’uomo fin dai tempi antichissimi. 
Di largo uso nel passato, oggi il numero di nuovi fari costruiti è quasi fermo, sostituiti da sistemi digitali (LORAN, GPS, ecc.) di aiuto alla navigazione. I fari rimasti stanno invece subendo un processo di automazione totale per ridurne i costi di gestione e manutenzione.
Ma il loro fascino è sempre straordinario.

Il nome di Faro deriva dall’isola di Pharos, di fronte ad Alessandria d’Egitto, dove nel III secolo a.C. era stata costruita una torre sulla quale ardeva costantemente un gran fuoco, in modo che i naviganti su quei fondali potessero districarsi dalla retrostante palude Mareotide.

E dunque nell’anno 300 a.C. che sorsero le due grandi strutture che rimarranno per secoli esempi unici di fari monumentali. Il Colosso di Rodi, considerato una delle sette meraviglie del mondo, statua enorme, alta circa 32 metri secondo Plinio il Vecchio, che rappresentava Elios, il dio del sole, con un braciere acceso in una mano, collocata sopra l’entrata del porto. Fatta costruire da Cario di Lindo attorno al 290 a.C., la statua ebbe vita breve, distrutta successivamente da vari terremoti.

L’esempio più illustre è il secondo dei due fari dell’antichità, un’altra delle sette meraviglie del mondo: il Faro di Alessandria. Costruito sotto la dinastia dei Tolomei attorno al 280 a.C. sull’isolotto di fronte alla città, dal cui nome Pharos “?????” (Faro) contava su una torre di altezza stimata tra 115 e 135 metri, rimasta per molti secoli tra le strutture più alte realizzate dall’uomo.
Un fuoco acceso in sommità emetteva un segnale luminoso supportato da un sistema di specchi che si diceva fosse stato ideato da Archimede, con una portata di oltre 30 miglia.
Il faro fu successivamente danneggiato gravemente nel 641 nella conquista araba della città, terminando la sua funzione di lanterna. La torre crollò nei secoli successivi distrutta da diversi eventi tellurici.

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(Fonte: kide83kat)

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Tybee Island Light House by visionsbycat on Flickr.

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