Il ripristino dell’ora solare rispetto a quella legale, precedentemente in vigore, utilizzando la stessa terminologia usata dalla maggior parte dei media.

Oggi vorrei tornare un attimo su questo argomento per fare, questa volta, alcune doverose precisazioni a questo proposito.

In realtà sarebbe molto più corretto parlare di differenza tra Ora Legale Estiva e Ora Legale Invernale. In effetti la prima entra in vigore l’ultima domenica di marzo, anticipa di 2 ore quella di Greenwich (UT+2), la seconda invece entra in vigore l’ultima domenica di ottobre (UT+1).

L’Ora Legale Invernale quindi equivale al TMEC (Tempo Medio dell’Europa Centrale), che rappresenta il tempo solare medio che vige lungo tutto il meridiano posto a 15° ad Est del fondamentale. Si tratta dell’ora adottata dalla maggior parte dei Paesi europei.

L’ora solare invece sarebbe tutt’altra cosa. Essa rappresenta l’ora legata alla reale posizione del sole nel cielo, per questo motivo viene spesso chiamata Ora Solare Vera.

Possiamo capire meglio questo concetto con l’aiuto dell’immagine in alto.

La linea verticale bianca indica il meridiano esattamente a 15° a Est di Greenwich, esso prende anche il nome di Meridiano Etneo, in quanto passa per l’Etna. Il Sole impiega 1 ora per passare dal Meridiano Etneo al Meridiano di Greenwich, percorrendo esattamente 15° (anche se, ovviamente, ciò è da attribuirsi alla rotazione terrestre).

Per convenzione gli orologi di noi Italiani (e non solo), per motivi di ordine pratico, sono sincronizzati sul Meridiano Etneo, quindi indicano TUTTI la medesima ora, il TMEC. Ma questo, da un punto di vista astronomico, è palesemente scorretto, infatti il sole non potrebbe MAI essere contemporaneamente sul meridiano di tutte le città italiane.

Come vedete, sempre nell’immagine, il sole raggiungerà il meridiano di Lecce con un anticipo di 12’40” sul TMEC. Questo significa che quando i nostri orologi segneranno il mezzogiorno (quindi il sole sarà sul meridiano etneo) in realtà l’Ora Solare Vera per Lecce sarà 12h 12′ 40”.

Nello stesso istante a Genova (o Milano) saranno le 11h 35′ 48”, in quanto il sole non avrà ancora raggiunto la città, che si trova a 6°03′ ad Ovest dell’Etna.

Questo accade perchè il sole si muove da Est verso Ovest (nell’immagine in alto, da destra verso sinistra).

Ricapitolando: l’ora legale (o ora civile) rappresenta un’ora media, valida uniformemente per tutta l’ampiezza del fuso (nel nostro caso per tutta l’Italia), ed è riferita al meridiano centrale di “quel” fuso. Al contrario, l’Ora Solare Vera è quella realmente legata al proprio “effettivo” meridiano.

E’ questo il motivo per il quale le meridiane, in genere, non segnano quasi mai la stessa ora indicata dai nostri orologi.

Vito Lecci

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I Sistemi Orari.

Riflessioni e divagazioni sulla misura del tempo a cura dello gnomonista Alberto Suci.

“MANEO NEMINI” – Non mi fermo per nessuno.

Nel corso dei secoli i criteri di misurare il trascorrere delle ore durante il giorno chiaro (i cosiddetti “sistemi orari”) hanno subito molteplici cambiamenti, strettamente correlati alle continue diverse esigenze della vita quotidiana. Di conseguenza anche gli strumenti solari inventati e continuamente perfezionati dall’uomo hanno seguito le stesse vicende. Quando ci troviamo di fronte ad un orologio solare la prima cosa che osserviamo è il disegno complessivo e in particolare la distribuzione del tracciato delle linee orarie, delle linee calendariali e la disposizione dello gnomone. Dal disegno siamo in grado di capire per quale tipo di sistema orario è stato costruito l’orologio. Per una sua corretta interpretazione è importante conoscere questi sistemi orari. In origine, la necessità di misurare il trascorrere delle ore era poco avvertita durante il giorno-chiaro ed era semplicemente limitata alla conoscenza del momento di massima intensità di luce (il mezzodì), immaginaria linea di confine fra mattino e pomeriggio e il diminuire della stessa nelle ore prossime al tramonto, per programmare il rientro per il riposo notturno. Nella notte non vi era alcuna necessità di contare le ore; si aspettava l’alba. L’attenzione era più rivolta a determinare il ritorno delle stagioni, appuntamenti molto importanti per le attività di caccia e agricoltura. A tale scopo servivano i cosiddetti “menhir” enormi stele di pietra singoli o in file (quelli della Bretagna risalgono a circa 5000 anni fa), i complessi megalitici “i cromlech” (celebri quelli di Stonehenge) e gli obelischi egiziani, per mezzo dei quali era possibile compilare una sorta di calendario lunisolare. I primi elementari segnatempo solari si perdono nella notte dei tempi. L’osservazione della variazione dell’ombra di un semplice bastone conficcato verticalmente nel terreno, con funzione di gnomone, permetteva durante le ore di Sole di capire a che punto era il trascorrere della giornata: al mattino l’ombra si presenta molto allungata per ridursi gradualmente fino a raggiungere la minima lunghezza a mezzodì, e riprendere il graduale allungamento fino al tramonto. Numerosi furono i metodi escogitati, noto è il “Merket” egiziano semplice strumento portatile a forma di T o L realizzato in legno, pietra e avorio risalente al 1500 – 1400 a.C. La suddivisione dell’arco di tempo costituito da un periodo di luce e uno di buio consecutivi in 24 parti o ore, definito “giorno”, risale all’VIII secolo a.C. e viene attribuita agli antichi popoli del bacino della Mesopotamia: Caldei, Assiri e Babilonesi. Questi popoli erano dei grandi osservatori dei fenomeni celesti e acquisirono notevoli conoscenze che permisero loro di gettare i fondamenti su cui si basano le conoscenze più moderne. Stabilirono la lunghezza approssimata dell’anno solare di 360 giorni, la fascia zodiacale intervallata di 30° fra ciascuna costellazione corrispondente a circa un mese di 30 giorni, la suddivisione sessagesimale dell’ora, la suddivisione in 360° dell’angolo giro che conduce al frazionamento del cerchio in sei parti di 60° per la costruzione geometrica dell’esagono e del triangolo equilatero. Questi sintetici richiami agli originari metodi di misura delle ore ci introducono, di fatto, nel tema proposto: i sistemi orari. La suddivisione del giorno in dodici ore di luce e altrettante di buio porta alla conseguenza che per le regioni terrestri di media latitudine l’ora ha lunghezza variabile nei vari periodi dell’anno. Per la nostra latitudine di circa 44° Nord, la lunghezza dell’ora di luce al solstizio invernale è di circa 45 minuti, agli equinozi di circa 61 minuti e al solstizio estivo di circa 77 minuti. Questo è il sistema delle ore inaequales o temporarie che sarà usato da tutti popoli civilizzati – Babilonesi, Egiziani, Greci e Romani - fino a tutto il primo millennio. Al diminuire della latitudine con l’avvicinarsi alla fascia equatoriale, la differenza di lunghezza dell’ora si attenua fino a uniformarsi sulla linea equatoriale. Nell’antico mondo pagano greco-romano le ore temporarie vengono chiamate ore planetarie perché ciascuna ora è governata da un pianeta con cadenza ciclica settimanale. Nel mondo cristiano queste ore vengono chiamate giudaiche perché ampiamente citate nei Vangeli. Nelle giudaiche l’arco notturno è diviso in quattro veglie, le vigiliae, corrispondenti al cambio della guardia delle sentinelle nei presidi romani. Nell’Europa occidentale ci sono state tramandate numerose testimonianze di orologi solari a ore temporarie da noi più conosciute come ore canoniche. Questo temine deriva da Canone o Norma delle Preghiere che ebbe grandissima diffusione con l’instaurarsi del monachesimo medioevale di cui abbiano la maggiore testimonianza in San Benedetto da Norcia che intorno al 529 fondò l’ordine monastico dei Benedettini con rigide norme di comportamento dettate con “la Regola” e il celebre motto “Ora et Labora”. Ogni giorno del monaco benedettino doveva essere rigidamente programmato con alternanza di preghiere e lavoro nel monastero, anche la notte doveva essere intervallata da periodi di riposo e di preghiere. Entro lo scadere di ogni gruppo di tre ore, dovevano essere recitate le preghiere. Il seguente schema riassume i vari momenti:(vedi foto 2) Il confronto con le ore moderne è il seguente: l’Alba o Ora Prima coincide con le nostre ore 6, segue un periodo di tre ore dell’Ora Terza che termina alle nostre ore 9, segue un altro periodo di tre ore dell’Ora Sesta (ora del pasto) che termina alle nostre ore 12, e a seguire l’Ora Nona (ore 15), Ora Duodecima o Tramonto o Vespro (ore 18, ora della cena). Segue la Compieta, un’ora dopo il tramonto (ore 19), il Notturno (ore 2), le Laudi (immediatamente prima dell’Alba (ore 6). Le ore della notte e quelle del giorno erano scandite anche dai rintocchi di una campanella (1, 2, 3,) come indicato con i pallini neri nello schema.Il tacciato dell’orologio solare a ore canoniche è molto semplice e facilmente riconoscibile. E’ costituito da un semicerchio suddiviso in 12 parti con uno gnomone posizionato nel centro di convergenza delle linee orarie, perpendicolarmente alla parete. E’ anche molto semplice da costruire: basta individuare una parete bene esposta a mezzogiorno (rivolta al Sud), piantare un lungo chiodo che avrà la funzione di gnomone e facendo centro in esso tracciare con una corda un semicerchio che sarà suddiviso in 12 parti evidenziandole tre per tre. La presenza più numerosa di questi orologi si trova in Irlanda. Dalle nostre parti e ormai difficile incontrarli restano rari esemplari in qualche monastero benedettino. A Firenze è possibile ammirare il bell’esemplare collocato nel 1333 su un vecchio edificio al centro di Ponte Vecchio. (continua……)   Cieli sereni a tutti.

Alberto Suci, studioso di gnomonica in Agliana.

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A. Dante Castelnuovo, professore, personaggio inconfondibile e significativo della storia della Valle Vigezzo, ha da sempre coltivato e nutrito una forte passione per la natura, la valle e tutti i fenomeni naturali. 
Grazie alle conoscenze scientifiche e tecniche acquisite, si è interessato allo sconfinato mondo delle meridiane solari: il modo naturale ed antico di calcolare l’ora utilizzando l’unica fonte rinnovabile gratuita, il sole.
 La Valle Vigezzo ha una lunga tradizione in merito alle meridiane solari: esistono e sono tutt’ora funzionanti molti esempi in tutti i paesi della valle, di epoche diverse e realizzate con tecniche e metodologie diverse. In anni recenti si è voluto rendere merito e maggiore notorietà a questi particolari orologi solari realizzando il libro “Meridiane in Val Vigezzo - La valle del tempo dipinto” a cura della Comunità Montana Valle Vigezzo (60 pagg - 2003).
Il libro fornisce tutte le informazioni necessarie a comprendere ed interpretare l’arte della meridiana ed a capire la vastità e la varietà di realizzazioni presenti in Valle Vigezzo. 
All’interno del libro sono presentate solo alcune delle realizzazioni del prof. Castelnuovo: qui di seguito sono invece presentate tutte le meridiane realizzate nel corso degli anni, in ordine cronologico, con immagini ed alcune annotazioni di natura tecnica od in merito alle modalità di realizzazione. 
La storia della Valle Vigezzo passa anche per questi piccoli esempi di arte e cultura popolare

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AB SOLIS  ORTU USQUE AD OCCASUM: Dall’alba al tramonto.

EQUINOZI E SOLSTIZI: Gli importanti appuntamenti annuali della Terra con il Sole.

Lo scorso 22 settembre alle ore 16 e 30 minuti TU (Tempo Universale) è avvenuto l’Equinozio di Autunno. In questo giorno metà della superficie della Terra è stata illuminata mentre l’altra metà è rimasta in ombra. Il circolo di illuminazione ha tagliato  in due parti la superficie terrestre fra i due poli e la conseguenza è stata di 12 ore di luce e altrettante di buio in ogni angolo terrestre.

ǼQUA NOX, dicevano gli antichi, uguali il giorno e la notte.

La Terra, come è noto, nel suo peregrino cammino annuale intorno al Sole, percorre con velocità non costante un’orbita leggermente ellittica ed il tempo impiegato a compiere una rivoluzione completa si chiama Anno.

In astronomia si definiscono vari tipi di Anno, ma qui, per semplicità, definiamo soltanto i due tipi principali e cioè:

·         l’Anno Sidereo il tempo impiegato dalla Terra per compiere il vero periodo di rivoluzione, la cui lunghezza vale 365,25636042 giorni. Questo anno non ha rilevanza per i comuni usi civili;

·         l’Anno Tropico (da tropos = ritorno) il tempo impiegato dalla Terra fra due passaggi consecutivi in un punto singolare dell’orbita che si chiama punto gamma o punto vernale,  la cui lunghezza vale 365,24219879 giorni. Questo punto, immaginario sulla volta celeste, è il punto d’intersezione dell’Equatore celeste (cerchio massimo immaginario che possiamo definire l’estensione nello spazio del cerchio massimo dell’Equatore terrestre, con l’Eclittica, cioè la traiettoria immaginaria annuale descritta dal Sole con il suo apparente movimento, giacente quindi sullo stesso piano dell’orbita della Terra. La lunghezza dell’anno tropico costituisce la base di compilazione del calendario civile.

Senza entrare in argomenti astronomici approfonditi, che esulano dalle finalità di questi articoli divulgativi, spieghiamo brevemente i concetti.

Il piano dell’equatore terrestre è inclinato di circa 23,5° rispetto al piano dell’orbita di rivoluzione della Terra e quindi anche l’Equatore celeste e l’Eclittica sono inclinati dello stesso angolo. L’asse della Terra o “asse del mondo” come ama definirlo lo scrivente - è inclinato di circa 66,5° rispetto l’orbita.

I due punti di intersezione diametralmente opposti di questi due piani vengono rispettivamente denominati punto gamma o vernale e punto libra o più genericamente punti equinoziali.

I punti solstiziali sono invece i due punti dell’Eclittica più lontani angolarmente dal piano equatoriale celeste, anch’essi diametralmente opposti, distanti di circa 23,5° al disopra e al disotto di quest’ultimo. (questo valore viene correntemente arrotondato a mezzo grado, ma per l’esattezza nel corrente anno 2004 risulta essere di 23, 439° e varia lentissimamente nel corso dei secoli.

Queste reciproche posizioni Sole–Terra, ricorrenti annualmente e con la concomitanza dell’inclinazione dell’asse del mondo, danno luogo al fenomeno delle stagioni che permettono lo sviluppo e il mantenimento della vita sulla Terra in ogni sua espressione.

Riassumendo:

·         Il Sole nel punto gamma: è l’Equinozio di Primavera. Inizia la stagione astronomica della Primavera (21 marzo). Questo fenomeno celeste riveste particolare importanza, come detto, per gli usi civili ed altrettanta per gli usi religiosi cristiani poiché impone ogni anno la data della celebrazione della Pasqua. In questo giorno il Sole trovandosi sull’Equatore celeste è perpendicolare sull’Equatore terrestre e quindi gli abitanti dei paesi colà situati vedono il Sole verticale sulle loro teste. In gergo “Sole allo Zenit”;

·         Il Sole nel punto sostiziale sopra l’Equatore celeste di circa 23,5°: è  il Solstizio d’Estate. Inizia la stagione astronomica dell’Estate nel nostro emisfero boreale (21 giugno). In gergo si dice che in questo giorno il Sole percorre il “tropico del Cancro” della sfera celeste e pertanto nei paesi dell’omonimo tropico terrestre cioè situati a 23,5° di latitudine Nord il Sole è allo Zenit. Nelle nostre località in questo giorno il Sole ha una altezza sopra l’Orizzonte di circa 69,5°;

·         Il Sole nel punto libra: si compie l’Equinozio di Autunno. Inizia la stagione astronomica dell’Autunno (22 o 23 settembre) con le situazioni astronomiche identiche al corrispettivo punto gamma;

·         Il Sole nel punto sostiziale sotto l’Equatore celeste di circa 23,5°: è il Solstizio d’Inverno. Inizia la stagione astronomica dell’Inverno nel nostro emisfero boreale (21 o 22 dicembre). Il Sole in questo giorno percorre il “tropico del Capricorno” della sfera celeste e pertanto nei paesi dell’omonimo tropico terrestre cioè situati a 23,5° di latitudine Sud  il Sole è allo Zenit.  Nelle nostre località in questo giorno il Sole ha una altezza sopra l’Orizzonte di circa 22,5°.

Nel corso dei secoli passati la ricorrenza di questi appuntamenti celesti è sempre stata seguita con grande attenzione dal genere umano. Nell’antichità si poneva particolare attenzione all’orientamento dei luoghi di culto con riferimento agli equinozi ed ai solstizi. Lo testimoniano gli antichissimi “dolmen” e il complesso megalitico di Stonehenge. Nel famoso tempio di Abu Simbel in Egitto i raggi del Sole al solstizio estivo illuminavano la statua del celebre faraone Ramses II. Nel Medio Evo le chiese venivano rigorosamente costruite sull’allineamento Est-Ovest (con l’abside dalla parte est e l’entrata dalla parte ovest) secondo il detto che “Oriente Lux – la luce proviene da oriente”.

Nelle usanze popolari si festeggiava il solstizio d’estate con grandi fuochi, i cosiddetti “fuochi di San Giovanni” che cade il 24 giugno. Al solstizio invernale si festeggiava la fine del giorno breve e il ritorno dell’ascesa del Sole, a simboleggiare la ripresa della vita e la fecondità della Terra.

Ai giorni nostri credo si festeggi poco o niente, perché la vita continua anche nelle notti splendenti di luce artificiale e la fecondità della Terra nell’immaginario collettivo è ormai un concetto obsoleto perché esistono i supermercati.

Cieli sereni a tutti.

Alberto Suci, Astrofilo e studioso di Gnomonica in Agliana

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